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sabato 6 luglio 2019

Nel mare dell'intimita': una mostra sull'archeologia subacquea del Salento

Il Salento è famoso per il suo territorio, per il suo paesaggio,ma anche per i diversi  popoli che nei secoli si sono succeduti, e per il suo amato e splendido mare, con acque cristalline e ricco di storia, e storie di migliaia di gente che lo ha attraversato.

Lo storico e linguista Mario Cosmai afferma che la parola "salento" derivi da "salum", cioè “terra circondata dal mare”. Il mio viaggio oggi vi vuole portare qui', nella "terra circondata dal mare, Mar Adriatico e mar Jonio", i due mari che si incontrano nelle acque di S.Maria di Leuca, come se si scontrassero e abbracciassero.

E vi porto in quest'avventura attraverso una mostra dal titolo "Nel mare dell'intimità, l'archeologia subacquea racconta il Salento", che si può visitare negli spazi interni dell'Aeroporto di Brindisi fino al 5 luglio 2020. 
Un luogo insolito per una mostra, ma con effetto magico e particolare, che per il suo significato unisce tutti i viaggiatori che arrivano o partono da questa terra.
Il viaggiatore viene immerso in un viaggio che dura da secoli, con i mille pericoli di quanti si sono "azzardati" già dall'antichità nell'attraversare l'Adriatico.
Anche l'aeroporto è come il porto, migliaia di gente e  storie che si intrecciano, che migrano, di viaggi fatti di speranze.
La mostra ha un allestimento con il tema pricipale il mare, che diventa la voce narrante, e che dal suo fondo ha portato in vita antichi splendori,  reperti archeologici rinvenuti nei fondali marini delle coste del salento, da Torre Guaceto a Porto Cesareo.

Ph. Jovanka Ignoni
Ph. Jovanka Ignoni






Ph. Jovanka Ignoni
Ph. Jovanka Ignoni


Ph. Jovanka Ignoni




Ph. Jovanka Ignoni
Ph. Jovanka Ignoni
Ph. Jovanka Ignoni

Ph. Jovanka Ignoni

Ph. Jovanka Ignoni

Ph. Jovanka Ignoni

Ph. Jovanka Ignoni

Ph. Jovanka Ignoni

Ph. Jovanka Ignoni

Ph. Jovanka Ignoni


Ph. Jovanka Ignoni

Ph. Jovanka Ignoni
Ph. Jovanka Ignoni

La mostra è organizzata in diversi sezioni, tra reperti di navi antiche e recenti, ricostruzioni 3D, arte contemporanea ed è l'inizio di un viaggio che continua in altri musei del Salento, tra Taranto, Brindisi, Lecce, Nardò, Gallipoli, Carovigno, Torre Guaceto, Porto Cesareo, Rocavecchia. Cosa aspettate? Per visitarla basta "prendere un aereo" o se volete una guida archeologa prenotate sul sito http://www.nelmaredellintimita.it/ e sarete trascinati in una, cento, mille storie del passato.Vi emozionerete!


Ph. Jovanka Ignoni

La barca dell'accoglienza

Era una giornata calda, Luis era sulla spiaggia a raccogliere conchiglie e a scrutare il mare con il suo binocolo; lo faceva spesso, era un modo per immaginare chi viveva dalla parte opposta della sua costa.
Era un ragazzo di un paesino non molto lontano e ogni giorno veniva ad assaporare il pofumo del suo adorato mare.
Ad un tratto in lontananza vede qualcosa che fluttuava tra le onde del mare, ma non capiva cosa fosse. Prende il suo binocolo e su  una piccola barca in difficoltà vede tre persone,  ma purtroppo la barca era troppo lontana.
Aspetta un pò, sperando che la barca si avvicini di più alla riva. ma aspetta, aspetta, all'improvviso vede la barca rovesciarsi. 
Fa un urlo di paura, non sa cosa fare, erano troppo  lontani da poterli soccorrere da solo. Dopo qualche minuto prende coraggio, va a chiedere aiuto ai pescatori che erano nelle vicinanze, appena tornati dalla loro pesca.
Racconta loro cosa ha visto e senza pensarci troppo, i pescatori decidono  di andare ad aiutare la piccola barca;  prendono subito il largo con le loro imbarcazioni, e con la speranza di poter salvare i naufraghi.
Dopo tanto finalmente raggiungono ciò che rimaneva della barca ma non vedono i tre che Luis aveva visto. 
I pescatori gridano ad alta voce, "siamo quì, siamo quì, siamo quì per aiutarvi" per diverso tempo, ma non si intravede nessuno. Uno di loro, con più coraggio, si getta nelle acque e scruta per quanto è possibile  il fondale  e tra una risalita ed un altra finalmente comincia a vedere qualcosa.
Riescono a recuperarli e a portarli sulla costa. Sono due ragazzi ed una ragazza più o meno dell'età di Luis, impauriti e con occhi fissi di meraviglia per essere ancora vivi.
Dopo essersi ripresi, ed aver mangiato qualcosa una volta arrivati sulla costa, cominciano a raccontare il loro viaggio incominciato dalla Libia per poi arrivare in Grecia e da quì ripartiti per arrivare nel Salento, per poi magari proseguire per la Germania.
Era stato un viaggio pieno di pericoli, tanti, troppi e continuato dopo un naufragio in cui hanno perso molti dei loro parenti. Raccontano la loro vita, le loro speranze e i loro desideri per una vita migliore in una terra lontana dalla loro, ma sempre con un pensiero rivolto al loro paese che avevano nel cuore, nonostante tutto.
Finalmente però, grazie a Luis ed ai pescatori che si erano sacrificati per loro, non temendo il pericolo e senza pensarci troppo, potevano vivere la loro nuova nascita.
Da allora infatti, i tre furono accolti nel paese di Luis, iniziarono a studiare e a integrarsi e tra loro quattro si instaurò una forte amicizia, un legame che nessuno avrebbe rovinato. 
Per i "naufraghi" era segno della loro riconoscenza per chi li aveva salvati ed accolti in una grande terra, terra di accoglienza, il Salento.  (Jovanka Ignoni)

martedì 26 giugno 2018

Ostuni e la sua mostra di Picasso

Ostuni è sempre una meraviglia, ogni volta che ci vai ne scopri una pezzo, una viuzza che ti affascina, dei particolari che vedi con occhi diversi.
Ti rapisce con il suo incanto di un piccolo borgo tutto bianco, sembri quasi un bambino entusiasta per qualcosa di magico che vedi. 

giovedì 26 aprile 2018

Mesagne ed il suo Festival Internazionale di chitarra


Oggi vi voglio portare per mano in un Teatro, il Teatro Comunale di Mesagne, in origine di stile neo-classico, inaugurato nel lontano 1895 e poi recuperato dopo diversi anni in teatro moderno.
"Quel teatro crea una certa magia una volta entrati, ti fa rievocare il periodo di fine ottocento con le operette che venivano rappresentate per i borghesi del luogo"

Ebbene in questi giorni c'è un Festival, il Festival Internazionale della Chitarra, che già dalla prima serata di ieri, ha suscitato un' immensa emozione vissuta, grazie alla Chitarra Classica del maestro Vito Nicola Paradiso, che ha allietato la serata con musiche di inizi novecento e con varie "venature" geografiche, un'atmosfera fantastica!!

Mesagne in questi giorni, nel lungo ponte tra il 25 aprile ed il 1° maggio, ospiterà 4 "MAESTRI" di fama internazionale che daranno un ulteriore lustro alla città, alla perla del Salento.
Stiamo parlando di maestri del calibro di Vito Nicola Paradiso, Premio Musica Italia, Chitarra d'oro 2012 per la Didattica, Autore del metodo "la chitarra Volante" che appunto si è esibito ieri sera.

Il 27 aprile si esibirà invece Rovshan Mamedkuliev di soli 32 anni. Dal 1999 Rovshan ha vinto più di 20 premi nei concorsi di chitarra nazionali e internazionali, inclusi. Eccone alcuni, (come da fonte
• Primo Premio al XXX Guitar Foundation Of America GFA (Charleston, SC, USA 2012).
• Primo Premio al 2° Concorso Internazionale di chitarra “A. Frauchi” (Mosca, Russia, 2011);
• Primo Premio, Premio del Pubblico e Premio Speciale per la miglior interpretazione delle composizioni di Francisco Tàrrega al 41° Concorso Internazionale di chitarra “Francisco Tàrrega” (Benicasim, Spagna, 2014);
• Primo Premio e Premio Rodrigo al 48° Concorso internazionale di chitarra “M.Pittaluga” di Alessandria, Italia nel settembre 2015 Rovshan Mamedkuliev si è esibito in tutto il mondo.
Nel 2013/2014, dopo la vittoria al GFA, Rovshan è stato impegnato negli Stati Uniti in una estesa stagione concertistica con un tour di 51 concerti da solista e master-class in tutti gli Stati Uniti, Canada, Messico e Brasile. Come solista Rovshan ha suonato con una diversi complessi e orchestre incluse: l’Ensemble Orchestral de Valencia (Spagna), Orchestra del Conservatorio Di Musica Superiore di Parigi (Francia), Azerbaijan Orchestra Statale da camera chiamata Kara Karaev, Nizhny Novgorod Filarmonica Orchestra Sinfonica, Orchestra Statale Sinfonica della Repubblica di Udmurt, Orchestra classica di Alessandria.

Infine, il 30 aprile ci sarà il Duo Bandini-Chiacchieretta, che propongono la musica argentina attraverso il fascino e la magia dei suoi strumenti più rappresentativi. Sono punto di riferimento nel panorama concertistico internazionale per la loro grande forza comunicativa unita ad uno straordinario carisma.

Il cuore vibrerà  anche per uno scopo solidale: infatti parte del ricavato elle 3 serate del Festival verrà devoluto all’associazione ONLUS INSIEME AI NOSTRI BAMBINI per raccogliere fondi per il reparto UTIN dell’ospedale Perrino di Brindisi, quale contributo per l’acquisto di macchinari, per i bambini nati prematuri.

Mesagne in questo periodo pullula di offerte culturali ed artistiche di grande valore, come la mostra di Picasso "L'altra metà del cielo", quindi vi consiglio un viaggio tra arte e musica, un binomio perfetto per regalare momenti che allietano l'anima e che fanno vibrare il cuor.

La musica è un  fluido in divenire, un linguaggio evanescente; ascoltandola entriamo in un’altra vita e in un altro tempo. Siamo altrove.
(Anonimo)

 L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.(Pablo Picasso)

domenica 24 settembre 2017

Karbina ed il suo conte


Castello di Carovigno - ph Jovanka Ignoni
Oggi voglio portarvi all'interno di una storia, che mi ha trasmesso Emozioni, Sensazioni e Meraviglia.
Karbina, nome greco dell'attuale Carovigno, è un borgo medievale al centro tra le Murge ed il Salento, a pochi passi dal mare. Ci sono stata diverse volte quì, ma non mi ero accorta di ciò che nasconde il suo centro storico, una perla di bellezza e di magia; qualcosa che si intravede nascosto tra le sue antiche mura, una ricchezza che non tutti conoscono, ma che consiglio di scoprire tra storia e leggende.


E' una domenica mattina di fine settembre, e partecipo ad una visita guidata del suo Castello grazie all'iniziativa 99Borghi di Puglia. Non sto quì a raccontarvi la sua storia secolare dal 1100 circa in poi (costruito inizialmente come fortezza militare) o delle sue dominazioni (normanna, sveva ed angioina), ma vi voglio far rivivere, grazie ad una storia d'amore, cosa il Castello di Carovigno diventerà dopo il 1916.


Il conte Alfredo e la contessa Elisabetta
"C'era una volta un ragazzo che apparteneva ad una nobile famiglia di conti, era ammiraglio e politico.
Una sera, quando tornò da uno dei suoi tanti viaggi, fu invitato al gran ballo di primavera. Si presentò alla festa solo per cortesia, e tra una chiacchierata ed un' altra con gli altri ospiti, voltando per caso il suo sguardo, notò, seduta su un divanetto, sola, e quasi annoiata, una fanciulla.
Ad un tratto rimase in silenzio, quasi ipnotizzato dalla sua bellezza.
In sottofondo c'era l'orchestra che suonava "Sul bel Danublio blu" di Strauss; quella musica, che lui amava tantissimo per la sensazione di dolcezza che gli rapiva l'animo, fu l'occasione per avvicinarsi a lei e chiederle di danzare.
Lei, dai capelli scuri raccolti da uno chignon e da un fiore, occhi scuri, sorriso dolcissimo, aveva un abito turchese, molto romantico, sembrava quasi una fata, arricchito da applicazioni e gioielli di pietre preziose ed opali; le maniche del suo abito erano voluminose sulle spalle e strette al polso, con orli sulla gonna lunga a campana. Era bellissima, tutti la ammiravano. Era considerata una donna molto intelligente, una gran dama.
Tra una marcia di Radetzky, ed un valzer di Tchaikovsky, cominiciarono a parlare e trascorsero così tutta la serata, senza far caso agli altri invitati. Il nome di questa fanciulla era Elisabetta, figlia di un nobile conte austriaco.
Nacque tra loro subito una simpatia che si trasformò molto presto in amore e da allora non si separarano più. Si sposarono e si trasferirono in un castello abbandonato che lui, Alfredo, aveva avuto in regalo dalla sua famiglia. Era un bellissimo castello, in un posto fantastico ma sconosciuto.
Elisabetta voleva che questa loro dimora diventasse quasi fiabesca, fece realizzare delle merlature esterne,ed aumentare il numero delle stanze; fece realizzare anche un grandissimo giardino in cui si trovavano piante e fiori di ogni tipo:"dalla palma alla rosa, ai rampicanti alle mimose, ai muschi, ai licheni...", e dedicò tutta la sua vita a prendersi cura di loro, le sue giornate le trascorreva tra le sue piante: queste,come le definisce lei, erano il suo secondo amore. Con loro non si sentiva mai sola, anzi diventarono ispirazione per le sue poesie.
In questo castello Elisabetta ed Alfredo vissero felici e contenti per tantissimi anni e da allora la loro nuova dimora, diventò anche punto di incontro per tutti i popolani del paese che li veneravano per la bontà nei confronti di tutti loro."

Vedendo questo castello, non avrei immaginato che mi sarei innamorata di questo posto.
Una volta superato il cancello di ingresso ci si immerge nella storia di inizi '900, infatti in questi anni il castello rinasce, dopo tanti secoli, in quanto fu utilizzato per diversi scopi. Ritorna ad avere il suo splendore con i Conti Dentice di Frasso divenendo residenza nobiliare dopo le nozze avvenute nel 1905 tra il Conte Alfredo Dentice di Frasso e la contessa austriaca Elisabetta Schlippenbach. Da allora in poi il Castello ha una nuova vita, viene restaurato ed ingrandito; i giardini riprendono le loro sembianze trasformandosi  una parte anche in orto botanico di fama nazionale; l'ingresso principale del castello passa da zona abbandonata in un cortile in cui si celebrano feste di alta risonanza con la migliore aristocrazia italiana ed europea del periodo tra il 1916 e il 1938, anno in cui, per un incidente stradale, muore la contessa.

Ph Jovanka Ignoni
Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni

domenica 17 settembre 2017

Torre Guaceto: un paradiso naturale

Non so come mai ma mi manca Torre Guaceto, mi manca il suo profumo, il suo paesaggio, mi manca la sua torre, la poseidonia, l'airone che ogni tanto si intravedeva vicino al "laghetto" , le sue spiaggie, i suoi isolotti, il mare che la circonda. Una volta che la si "vive" per un pò, ti rendo conto che non puoi più farne a meno, ti senti quasi legato a questo posto indescrivibile. 

"La Messapografia ovvero Memorie storiche di Mesagne" di Antonio Profilo (1870), aperto qualche giorno addietro  per caso, mi ha riportato lì, a  "Guaceto" anzi Guasceto, come veniva chiamato nel medioevo....ed ecco ciò che è riportato a proposito di questo luogo: "non vi è alcun dubbio che i mesagnesi nel tempo medievale si ebbero sul versante adriatico due rade o piccoli porti che loro servironi di mezzo per esportare i loro prodotti: furono esse la rada detta di Guasceto e quella detta di S.Sabina, la prima al di là di S.Vito dei normanni, la seconda al di là di Carovigno. Sembra che della rada di Guasceto avessero conservato un possesso più lungo....... Dopo quest'epoca (1407) sembra che i mesagnesi non più si fossero avvalsi della rada di S.Sabina forse perchè molto lontana dalla propria terra; invece conservarono per sè ed esclusivamente quella di Guasceto. Infatti questa università nel 1463 chiedeva a Ferdinando I d'Aragona il favore di dichiarare la rada di Guasceto come appartenente al territorio di Mesagne... Furono probabilmente privati i mesagnesi del possesso di questa rada nel 1630, quando dalla Regia Camera fu disposto che nei porto disabitati di questo ex regno non si dovessero più prmettere importazioni ed esportazioni di merci; tra questi porto disabitati si noverò la rada di Guasceto. Sicchè da quell'epoca i mesagnesi non più esportarono di là le proprie derrate"...............

Non è facile allontanarsi da un paradiso naturale come questo!

 



giovedì 17 agosto 2017

Un "picciol porto" e la sua torre: Torre Guaceto

Torre aragonese di Torre Guaceto - ph Jovanka Ignoni

Eccola, nella sua solitudine a scrutare il mare le cui onde si infrangono sulla scogliera; eccola a sorvegliare il "picciol porto", termine usato nel medioevo, da incursioni che si sono succeduti nei secoli, e presidiare questo angolo di paradiso che è oggi. 
E' la torre aragonese di Torre Guaceto che ancora oggi ha un ruolo importante: essere il tesoro nascosto di una riserva che nasconde al suo interno una natura che per molti anni hanno tentato di trasformare in un centro di turismo di massa o come luogo per una possibile costruzione di una centrale nucleare.
Oggi quì si trova l'Area Marina Protetta di Torre Guaceto.  Opera d'arte naturale di una bellezza disarmante, che lascia una sensazione di benessere, pace e serenità nel percorrerla sia a piedi che in bike, magari pedalando al tramonto,con il sole che scende in mare e ti lascia senza fiato. tutto questo puoi farlo grazie alle guide professioniste della Cooperativa Thalassia che raccontano ogni minimo angolo di questo posto incantato. 

Tramonto dalla spiaggia delle conchiglie Torre Guaceto - Ph Jovanka Ignoni

La storia di questa torre inizia nel 1531, anno in cui fu costruita come sistema difensivo costiero su una già esistente. Da quì ci si difendeva dalle incursioni turche, e attraverso le altri torri costiere della zona comunicavano tra di loro per difendere le popolazioni dell'entroterra utilizzando segnali di fumo di giorno, il fuoco la notte e le campane come segnale acustico. I torrieri lanciavano l'allarme e la popolazione si rifugiava  nella Torre Regina Giovanna, costruita come ponte di collegamento con la masseria fortificata: il Castello di Serranova.

"Quì la luce è forte, abbaglia e acceca le cose e le persone".... queste parole, che possono anche essere riferite a questo luogo in quanto rispecchia il tema conduttore, sono una parte della descrizione dell'opera "Azzurro Cielo" del pittore Giuseppe Ciracì, la cui mostra dal titolo "Quel che resta è il ciano"  è allestita dal 5 agosto 2017  al 10 settembre 2017 all'interno di questa torre, grazie alla collaborazione del Fai - Delegazione di Brindisi, della Riserva Naturale dello stato e Area Marina Protetta di Torre guaceto, il Comune di Carovigno. Un'opera che non poteva non essere rappresentata che in questo zona dove si riflettono tutti i colori: tra cui l'azzurro del mare limpido, il verde di questa natura in cui sono presenti gigli di mare, lentischi, giunco, la posidonia (detto il dio del mare che dal verde si trasforma in bruno con il passar del tempo), l'oro delle sue spiaggie, i colori delle rondini, degli aironi, dei cavalieri d'italia.
Torre Guaceto - Ph Jovanka Ignoni

Giglio di mare - ph Jovanka Ignoni

Giunco - ph Jovanka Ignoni

Opera di Giuseppe Ciracì - ph Jovanka Ignoni

Opera di Giuseppe Ciracì - ph Jovanka Ignoni

Torre aragonese - Ph Jovanka Ignoni

Torre aragonese - ph Jovanka Ignoni


riserva Torre Guaceto - ph Jovanka Ignoni

riserva torre guaceto - ph Jovanka Ignoni

Vista dalla torre aragonese di Torre Guaceto - ph Jovanka Ignoni

lentischio Torre Guaceto - Ph Jovanka Ignoni

Ruscello di acqua dolce Torre Guaceto - ph Jovanka Ignoni
Insomma chi viene quì in Puglia, non deve lasciarsi sfuggire una visita in questo luogo magico, con fate e folletti che saltano liberi tra un fiore e l'altro, tra un albero e una pianta, lungo tutto il percorso di questa grande riserva sempre verde.


lunedì 24 aprile 2017

Mesagne: viaggio nell'arte sacra

Questo è il racconto di una mia passeggiata nel centro storico di Mesagne una domenica pomeriggio. La destinazione da me scelta è il Museo di Arte Sacra, da poco aperto al pubblico.

Varcata Porta Grande mi sono immersa in un atmosfera quasi surreale, con le campane che facevano da colonna sonora con il loro rintocco dolce e vibrante. 

Mi sono incamminata verso il Museo, situato in una delle piazze più magiche di Mesagne, che costeggia il Castello Normanno Svevo: Piazza Orsini del Balzo, o Piazza del Principe (chiamata così in onore del principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo che prese possesso del Castello tra la fine del 1300 e l'inizio del 1400).

Arrivando nella piazza, si possono subito notare due edifici storici di generi diversi ma imponenti entrambi.
Uno è la Chiesa di S.Anna (di fine Seicento) e l'altro edificio è Palazzo Cavaliere. Ed è in quest'ultimo, edificio del Settecento, che è situato il Museo di Arte Sacra "Cavaliere-Argentiero". Si chiama così perchè un tempo ero adibito a caserma per alloggiare le truppe; successivamente è appartenuto  alla famiglia De Mitri e poi alla famiglia Parisi. 

Palazzo Cavaliere - Ph Jovanka Ignoni
Il palazzo con il suo imponente portale, nasconde al suo interno una ricchezza oltre che architettonica anche oggettistica e culturale. Basta entrarci e si ammirano subito, oltre ad una scalinata che richiama lo stile rinascimentale, anche degli oggetti messi in mostra dal Monastero Benedettino di S.Pietro di Ostuni, che è l'attuale proprietaria dell'antico Palazzo: ricami in pizzo chiaccherino di varie epoche, perchè il motto delle Benedettine era "Ora et labora". 
Proseguendo nel piano superiore si trovano altrettante opere di arte sacra, ricche di storia e di utilizzo ecclesiale.

Il Museo è composto da dieci sale, in ognuna delle quali si trovano paramenti sacri, parte dell'arte argentaria del Capitolo di Mesagne e del Monastero delle Benedettine di Ostuni,  legni dipinti, opere pittoriche con soggetto la Madonna e l'Archivio Capitolare di documenti antichi di Mesagne che vanno dal 1500 all'inizio del 1900.

In una stanza, precisamente nella sala 2 detta "Stanza degli Argenti" si nota subito il soffitto pieno di decori e con la raffigurazione di una dea con una torcia nella sua mano destra. Si pensa fosse la Dea Demetra; per me è come se volesse difendere le ricchezze di questo luogo.


Raffigurazione della Dea - Ph Jovanka Ignoni

In tutte le sale ti assale un'emozione indescrivibile per il contenuto di opere qui contenute, per la storia infinita del nostro territorio e per le ricchezze di opere che i secoli ci hanno preservato.

Ecco alcune foto di questo scrigno che vi voglio anticipare.

Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni
Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni
 
Quindi il mio consiglio è quello di visitarlo, perchè..............................

"Ogni oggetto, ogni traccia del nostro passato, arricchisce i nostri cuori e le nostre menti" (Jovanka Ignoni)









mercoledì 19 ottobre 2016

Il Tempietto di S.Lorenzo Martire

Domenica 16 ottobre si è svolta la FaiMarathon che come ogni anno apre al pubblico, piccoli e grandi tesori della nostra Italia; e grazie alla Fai - delegazione di Brindisi è stato realizzato un itinerario dal nome "Le chiese a cupola in territorio brindisino" con  quattro luoghi della nostra zona: Chiesa Madonna di Gallana ad Oria, Tempietto di S.Miserino a S.Donaci, Chiesa di S.Benedetto a Brindisi e il Tempietto di S.Lorenzo Martire a Mesagne.
Io voglio guidarvi in quest'ultimo percorso, Tempietto di S.Lorenzo Martire, forse perchè sono di Mesagne o forse perchè è stata una scoperta anche per me, come per moltissimi altri che vi hanno partecipato, ammirando un piccolo tesoro secolare, uno scrigno, con vicende e cambiamenti che si sono verificati dopo la sua costruzione.
 
Il Tempietto fu costruito sui resti di un vecchio  tempio pagano  dedicato a Giano Bifronte  ed intitolato  dai dominatori greci al martire Lorenzo. 

E' una chiesa prebizantina costruita intorno al V-VI d.c. come si evince da alcuni testi storici, è largo 11 mt e lungo 14 mt e viene considerato, per le sue dimensioni, unicum in Puglia. 

Quì vi fu praticato il culto fino al XVI sec. d.c.
In origine era una chiesetta di campagna, aveva la funzione di "cura animarum" per la popolazione che abitava fuori Mesagne, come tutti gli altri edifici ecclesiastici presenti in zone decentrate.

Come si può notare, ha una planimetria particolare e si colloca nella tradizione architettonica del mondo romano-ellenistico, che conobbe la sua diffusione a partire dal III secolo d.C.


Planimetria Tempietto S.Lorenzo Martire

La copertura originale si ritiene sia crollata nel XVI secolo e, sostituita con le attuali volte. Le fiancate furono rifatte  nel sec. XVII per allargare le navate laterali che comunicano con la centrale attraverso archetti poggianti sopra pilastri quadrangolari.

Internamente ci sono 3 navate con 4 pilastri sormontati da archi. la navata centrale, con volte a vela, è larga quasi il doppio di quelle laterali   Il vano centrale del presbiterio è sormontato da una cupoletta e le tre absidi da semicupole. 
La chiesetta un tempo terminava con il "nartece" (termine greco  che indicava una struttura tipica delle basiliche dei primi 6-7 secoli del Cristianesimo. andato poi scomparendo a partire dal VII secolo.). Questa struttura era coperta con capriate di legno e tegole e, probabilmente, anche  i segni di pitturazione che ancora si vedono all’esterno dell’edificio, dovevano essere degli affreschi portati via nel tempo.

Quì attendeva la gente prima di essere battezzata.

La Messapografia - ph Jovanka Ignoni
 
Per tanti anni questa chiesetta è stata utilizzata come macello, come già si leggeva in "La messapografia ovvero Memorie storiche di Mesagne in Provincia di Lecce" del 1870: "lapidibus quadratis contextum, figuraque concameratum, quod magnae vetustatis vestigia prae se fert". (Ho scoperto di avere questa ricchezza nella mia libreria, di proprietà di mio padre, un libro che contiene tanta storia e storie che è bello far conoscere ai mesagnesi  e non).

Successivamente, nella seconda metà del XIX secolo, fu adattata a deposito comunale. Dopo i restauri iniziati nel 1986 la chiesa è stata riconsacrata e riaperta al culto nel 1998.

Ph di Carmelo Colelli - 1968

Rosone polilobato - Ph Jovanka Ignoni

L'ingresso del tempietto risale al '600 ed ha un rosone polilobato, mentre esternamente si trova un sarcofago di età romana (formato da un blocco monolitico fatto di pietra locale:il tufo) che è stato trasportato da Masseria Moreno prima dei lavori del 1998 da A.Nitti. 
Non si sa cosa si nasconde in questo sepolcro anche perchè non sono mai stati effettuati scavi.

Sarcofago - Ph Jovanka Ignoni


Internamente alla chiesetta si possono ammirare ciò che rimane degli affreschi, già distrutti con i restauri nel 1787, come ne accerta il Mavaro da alcuni cittadini "male intesi di quelle pregevoli antichità".

Alcuni affreschi (sinistra in basso S.Benedetto A. -  destra in alto S.Leonardo - Ph Jovanka Ignoni

 
Si può contemplare per esempio, l'affresco in cui sono raffigurate due figure; alcuni pensano che siano Costantino ed Elena, altri invece  S.Marina D'Antiochia ( alla cui destra si nota una serie di lettere greche scritte in bianco dall'alto verso il basso e disposte in coppia ) e l'altra santa potrebbe essere identificata come Caterina o Cristina.
Affreschi (S.Antonio A. e S.Stefano S.) - Ph Jovanka Ignoni
Interno tempietto con resti affresco dell'Ultima cena -      Ph Jovanka Ignoni

 Resto dell’aureola del Pantocratore. ed altri non identificati - Ph Jovanka Ignoni
Ma ciò che emerge di particolare,è una trascrizione in greco, che riporta questo incipit "Ricordati Signore del tuo servo, e il nome del committente… “ . Molto usato in quei tempi nel formulario di quelle votive, di cui si possono vedere numerosissimi esempi nelle varie cripte salentine, come esempio a Carpignano (Le).

Resto affresco di S.Lorenzo M. con trascrizione greca - Ph Jovanka Ignoni
Entrare in questa piccola chiesetta mi ha aperto un mondo,ho usato l'immaginazione per rivivere secoli di eventi che si sono susseguiti fino ad oggi, come il  trascorrere delle giornate,guerre,i lavori nelle campagne, gli animali da lavoro, etc.....

Abbiamo qualcosa di inestimabile che bisognerebbe far scoprire a tutti e far amare, in modo da far tramandare ai posteri tutto ciò che si è costruito fin oggi:

Solo con la passione per la propria terra ci si può impegnare nel preservare, promuovere e arricchire la memoria degli avvenimenti e salvagardare i nostri tesori architettonici, naturalistici e storici.
Vi lascio con questa frase significativa di Carmelo Colelli:
"Le pietre parlano! Bisogna saperle ascoltare! Sono testimoni della Storia e delle storie"

 

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