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domenica 17 settembre 2017

Torre Guaceto: un paradiso naturale

Non so come mai ma mi manca Torre Guaceto, mi manca il suo profumo, il suo paesaggio, mi manca la sua torre, la poseidonia, l'airone che ogni tanto si intravedeva vicino al "laghetto" , le sue spiaggie, i suoi isolotti, il mare che la circonda. Una volta che la si "vive" per un pò, ti rendo conto che non puoi più farne a meno, ti senti quasi legato a questo posto indescrivibile. 

"La Messapografia ovvero Memorie storiche di Mesagne" di Antonio Profilo (1870), aperto qualche giorno addietro  per caso, mi ha riportato lì, a  "Guaceto" anzi Guasceto, come veniva chiamato nel medioevo....ed ecco ciò che è riportato a proposito di questo luogo: "non vi è alcun dubbio che i mesagnesi nel tempo medievale si ebbero sul versante adriatico due rade o piccoli porti che loro servironi di mezzo per esportare i loro prodotti: furono esse la rada detta di Guasceto e quella detta di S.Sabina, la prima al di là di S.Vito dei normanni, la seconda al di là di Carovigno. Sembra che della rada di Guasceto avessero conservato un possesso più lungo....... Dopo quest'epoca (1407) sembra che i mesagnesi non più si fossero avvalsi della rada di S.Sabina forse perchè molto lontana dalla propria terra; invece conservarono per sè ed esclusivamente quella di Guasceto. Infatti questa università nel 1463 chiedeva a Ferdinando I d'Aragona il favore di dichiarare la rada di Guasceto come appartenente al territorio di Mesagne... Furono probabilmente privati i mesagnesi del possesso di questa rada nel 1630, quando dalla Regia Camera fu disposto che nei porto disabitati di questo ex regno non si dovessero più prmettere importazioni ed esportazioni di merci; tra questi porto disabitati si noverò la rada di Guasceto. Sicchè da quell'epoca i mesagnesi non più esportarono di là le proprie derrate"...............

Non è facile allontanarsi da un paradiso naturale come questo!

 



giovedì 17 agosto 2017

Un "picciol porto" e la sua torre: Torre Guaceto

Torre aragonese di Torre Guaceto - ph Jovanka Ignoni

Eccola, nella sua solitudine a scrutare il mare le cui onde si infrangono sulla scogliera; eccola a sorvegliare il "picciol porto", termine usato nel medioevo, da incursioni che si sono succeduti nei secoli, e presidiare questo angolo di paradiso che è oggi. 
E' la torre aragonese di Torre Guaceto che ancora oggi ha un ruolo importante: essere il tesoro nascosto di una riserva che nasconde al suo interno una natura che per molti anni hanno tentato di trasformare in un centro di turismo di massa o come luogo per una possibile costruzione di una centrale nucleare.
Oggi quì si trova l'Area Marina Protetta di Torre Guaceto.  Opera d'arte naturale di una bellezza disarmante, che lascia una sensazione di benessere, pace e serenità nel percorrerla sia a piedi che in bike, magari pedalando al tramonto,con il sole che scende in mare e ti lascia senza fiato. tutto questo puoi farlo grazie alle guide professioniste della Cooperativa Thalassia che raccontano ogni minimo angolo di questo posto incantato. 

Tramonto dalla spiaggia delle conchiglie Torre Guaceto - Ph Jovanka Ignoni

La storia di questa torre inizia nel 1531, anno in cui fu costruita come sistema difensivo costiero su una già esistente. Da quì ci si difendeva dalle incursioni turche, e attraverso le altri torri costiere della zona comunicavano tra di loro per difendere le popolazioni dell'entroterra utilizzando segnali di fumo di giorno, il fuoco la notte e le campane come segnale acustico. I torrieri lanciavano l'allarme e la popolazione si rifugiava  nella Torre Regina Giovanna, costruita come ponte di collegamento con la masseria fortificata: il Castello di Serranova.

"Quì la luce è forte, abbaglia e acceca le cose e le persone".... queste parole, che possono anche essere riferite a questo luogo in quanto rispecchia il tema conduttore, sono una parte della descrizione dell'opera "Azzurro Cielo" del pittore Giuseppe Ciracì, la cui mostra dal titolo "Quel che resta è il ciano"  è allestita dal 5 agosto 2017  al 10 settembre 2017 all'interno di questa torre, grazie alla collaborazione del Fai - Delegazione di Brindisi, della Riserva Naturale dello stato e Area Marina Protetta di Torre guaceto, il Comune di Carovigno. Un'opera che non poteva non essere rappresentata che in questo zona dove si riflettono tutti i colori: tra cui l'azzurro del mare limpido, il verde di questa natura in cui sono presenti gigli di mare, lentischi, giunco, la posidonia (detto il dio del mare che dal verde si trasforma in bruno con il passar del tempo), l'oro delle sue spiaggie, i colori delle rondini, degli aironi, dei cavalieri d'italia.
Torre Guaceto - Ph Jovanka Ignoni

Giglio di mare - ph Jovanka Ignoni

Giunco - ph Jovanka Ignoni

Opera di Giuseppe Ciracì - ph Jovanka Ignoni

Opera di Giuseppe Ciracì - ph Jovanka Ignoni

Torre aragonese - Ph Jovanka Ignoni

Torre aragonese - ph Jovanka Ignoni


riserva Torre Guaceto - ph Jovanka Ignoni

riserva torre guaceto - ph Jovanka Ignoni

Vista dalla torre aragonese di Torre Guaceto - ph Jovanka Ignoni

lentischio Torre Guaceto - Ph Jovanka Ignoni

Ruscello di acqua dolce Torre Guaceto - ph Jovanka Ignoni
Insomma chi viene quì in Puglia, non deve lasciarsi sfuggire una visita in questo luogo magico, con fate e folletti che saltano liberi tra un fiore e l'altro, tra un albero e una pianta, lungo tutto il percorso di questa grande riserva sempre verde.


lunedì 24 aprile 2017

Mesagne: viaggio nell'arte sacra

Questo è il racconto di una mia passeggiata nel centro storico di Mesagne una domenica pomeriggio. La destinazione da me scelta è il Museo di Arte Sacra, da poco aperto al pubblico.

Varcata Porta Grande mi sono immersa in un atmosfera quasi surreale, con le campane che facevano da colonna sonora con il loro rintocco dolce e vibrante. 

Mi sono incamminata verso il Museo, situato in una delle piazze più magiche di Mesagne, che costeggia il Castello Normanno Svevo: Piazza Orsini del Balzo, o Piazza del Principe (chiamata così in onore del principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo che prese possesso del Castello tra la fine del 1300 e l'inizio del 1400).

Arrivando nella piazza, si possono subito notare due edifici storici di generi diversi ma imponenti entrambi.
Uno è la Chiesa di S.Anna (di fine Seicento) e l'altro edificio è Palazzo Cavaliere. Ed è in quest'ultimo, edificio del Settecento, che è situato il Museo di Arte Sacra "Cavaliere-Argentiero". Si chiama così perchè un tempo ero adibito a caserma per alloggiare le truppe; successivamente è appartenuto  alla famiglia De Mitri e poi alla famiglia Parisi. 

Palazzo Cavaliere - Ph Jovanka Ignoni
Il palazzo con il suo imponente portale, nasconde al suo interno una ricchezza oltre che architettonica anche oggettistica e culturale. Basta entrarci e si ammirano subito, oltre ad una scalinata che richiama lo stile rinascimentale, anche degli oggetti messi in mostra dal Monastero Benedettino di S.Pietro di Ostuni, che è l'attuale proprietaria dell'antico Palazzo: ricami in pizzo chiaccherino di varie epoche, perchè il motto delle Benedettine era "Ora et labora". 
Proseguendo nel piano superiore si trovano altrettante opere di arte sacra, ricche di storia e di utilizzo ecclesiale.

Il Museo è composto da dieci sale, in ognuna delle quali si trovano paramenti sacri, parte dell'arte argentaria del Capitolo di Mesagne e del Monastero delle Benedettine di Ostuni,  legni dipinti, opere pittoriche con soggetto la Madonna e l'Archivio Capitolare di documenti antichi di Mesagne che vanno dal 1500 all'inizio del 1900.

In una stanza, precisamente nella sala 2 detta "Stanza degli Argenti" si nota subito il soffitto pieno di decori e con la raffigurazione di una dea con una torcia nella sua mano destra. Si pensa fosse la Dea Demetra; per me è come se volesse difendere le ricchezze di questo luogo.


Raffigurazione della Dea - Ph Jovanka Ignoni

In tutte le sale ti assale un'emozione indescrivibile per il contenuto di opere qui contenute, per la storia infinita del nostro territorio e per le ricchezze di opere che i secoli ci hanno preservato.

Ecco alcune foto di questo scrigno che vi voglio anticipare.

Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni
Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni

Ph Jovanka Ignoni
 
Quindi il mio consiglio è quello di visitarlo, perchè..............................

"Ogni oggetto, ogni traccia del nostro passato, arricchisce i nostri cuori e le nostre menti" (Jovanka Ignoni)









mercoledì 19 ottobre 2016

Il Tempietto di S.Lorenzo Martire

Domenica 16 ottobre si è svolta la FaiMarathon che come ogni anno apre al pubblico, piccoli e grandi tesori della nostra Italia; e grazie alla Fai - delegazione di Brindisi è stato realizzato un itinerario dal nome "Le chiese a cupola in territorio brindisino" con  quattro luoghi della nostra zona: Chiesa Madonna di Gallana ad Oria, Tempietto di S.Miserino a S.Donaci, Chiesa di S.Benedetto a Brindisi e il Tempietto di S.Lorenzo Martire a Mesagne.
Io voglio guidarvi in quest'ultimo percorso, Tempietto di S.Lorenzo Martire, forse perchè sono di Mesagne o forse perchè è stata una scoperta anche per me, come per moltissimi altri che vi hanno partecipato, ammirando un piccolo tesoro secolare, uno scrigno, con vicende e cambiamenti che si sono verificati dopo la sua costruzione.
 
Il Tempietto fu costruito sui resti di un vecchio  tempio pagano  dedicato a Giano Bifronte  ed intitolato  dai dominatori greci al martire Lorenzo. 

E' una chiesa prebizantina costruita intorno al V-VI d.c. come si evince da alcuni testi storici, è largo 11 mt e lungo 14 mt e viene considerato, per le sue dimensioni, unicum in Puglia. 

Quì vi fu praticato il culto fino al XVI sec. d.c.
In origine era una chiesetta di campagna, aveva la funzione di "cura animarum" per la popolazione che abitava fuori Mesagne, come tutti gli altri edifici ecclesiastici presenti in zone decentrate.

Come si può notare, ha una planimetria particolare e si colloca nella tradizione architettonica del mondo romano-ellenistico, che conobbe la sua diffusione a partire dal III secolo d.C.


Planimetria Tempietto S.Lorenzo Martire

La copertura originale si ritiene sia crollata nel XVI secolo e, sostituita con le attuali volte. Le fiancate furono rifatte  nel sec. XVII per allargare le navate laterali che comunicano con la centrale attraverso archetti poggianti sopra pilastri quadrangolari.

Internamente ci sono 3 navate con 4 pilastri sormontati da archi. la navata centrale, con volte a vela, è larga quasi il doppio di quelle laterali   Il vano centrale del presbiterio è sormontato da una cupoletta e le tre absidi da semicupole. 
La chiesetta un tempo terminava con il "nartece" (termine greco  che indicava una struttura tipica delle basiliche dei primi 6-7 secoli del Cristianesimo. andato poi scomparendo a partire dal VII secolo.). Questa struttura era coperta con capriate di legno e tegole e, probabilmente, anche  i segni di pitturazione che ancora si vedono all’esterno dell’edificio, dovevano essere degli affreschi portati via nel tempo.

Quì attendeva la gente prima di essere battezzata.

La Messapografia - ph Jovanka Ignoni
 
Per tanti anni questa chiesetta è stata utilizzata come macello, come già si leggeva in "La messapografia ovvero Memorie storiche di Mesagne in Provincia di Lecce" del 1870: "lapidibus quadratis contextum, figuraque concameratum, quod magnae vetustatis vestigia prae se fert". (Ho scoperto di avere questa ricchezza nella mia libreria, di proprietà di mio padre, un libro che contiene tanta storia e storie che è bello far conoscere ai mesagnesi  e non).

Successivamente, nella seconda metà del XIX secolo, fu adattata a deposito comunale. Dopo i restauri iniziati nel 1986 la chiesa è stata riconsacrata e riaperta al culto nel 1998.

Ph di Carmelo Colelli - 1968

Rosone polilobato - Ph Jovanka Ignoni

L'ingresso del tempietto risale al '600 ed ha un rosone polilobato, mentre esternamente si trova un sarcofago di età romana (formato da un blocco monolitico fatto di pietra locale:il tufo) che è stato trasportato da Masseria Moreno prima dei lavori del 1998 da A.Nitti. 
Non si sa cosa si nasconde in questo sepolcro anche perchè non sono mai stati effettuati scavi.

Sarcofago - Ph Jovanka Ignoni


Internamente alla chiesetta si possono ammirare ciò che rimane degli affreschi, già distrutti con i restauri nel 1787, come ne accerta il Mavaro da alcuni cittadini "male intesi di quelle pregevoli antichità".

Alcuni affreschi (sinistra in basso S.Benedetto A. -  destra in alto S.Leonardo - Ph Jovanka Ignoni

 
Si può contemplare per esempio, l'affresco in cui sono raffigurate due figure; alcuni pensano che siano Costantino ed Elena, altri invece  S.Marina D'Antiochia ( alla cui destra si nota una serie di lettere greche scritte in bianco dall'alto verso il basso e disposte in coppia ) e l'altra santa potrebbe essere identificata come Caterina o Cristina.
Affreschi (S.Antonio A. e S.Stefano S.) - Ph Jovanka Ignoni
Interno tempietto con resti affresco dell'Ultima cena -      Ph Jovanka Ignoni

 Resto dell’aureola del Pantocratore. ed altri non identificati - Ph Jovanka Ignoni
Ma ciò che emerge di particolare,è una trascrizione in greco, che riporta questo incipit "Ricordati Signore del tuo servo, e il nome del committente… “ . Molto usato in quei tempi nel formulario di quelle votive, di cui si possono vedere numerosissimi esempi nelle varie cripte salentine, come esempio a Carpignano (Le).

Resto affresco di S.Lorenzo M. con trascrizione greca - Ph Jovanka Ignoni
Entrare in questa piccola chiesetta mi ha aperto un mondo,ho usato l'immaginazione per rivivere secoli di eventi che si sono susseguiti fino ad oggi, come il  trascorrere delle giornate,guerre,i lavori nelle campagne, gli animali da lavoro, etc.....

Abbiamo qualcosa di inestimabile che bisognerebbe far scoprire a tutti e far amare, in modo da far tramandare ai posteri tutto ciò che si è costruito fin oggi:

Solo con la passione per la propria terra ci si può impegnare nel preservare, promuovere e arricchire la memoria degli avvenimenti e salvagardare i nostri tesori architettonici, naturalistici e storici.
Vi lascio con questa frase significativa di Carmelo Colelli:
"Le pietre parlano! Bisogna saperle ascoltare! Sono testimoni della Storia e delle storie"

 

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